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parole chiave:

blog, gabriel zagni, canzone, musica, cantautore, fotografia, foto, fotografie, canzoni, tosca, amore, disperato, filosofia, arte, arte contemporanea, teatro



"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..." (di Giacomo Di Girolamo)
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente? 

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente. 

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima? 
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto. 

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico. 

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. 
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.


Giacomo Di Girolamo

 

martedì, 14 aprile 2009 17:32 | link | commenti
terremoto

Proudhon (citato da Soul85) scrive:

«  "Capitale" in campo politico è sinonimo di "governo". La concezione economica di capitalismo, quella politica di governo e quella teologica di Chiesa sono tre concetti identici, collegati in modi differenti. Attaccare uno solo di loro equivale ad attaccarli tutti. Quello che il capitale fa al lavoro, e lo Stato alla libertà, la Chiesa lo fa allo spirito. Questa trinità di assolutismo è rovinosa nella pratica tanto quanto nella filosofia. I mezzi più efficienti per opprimere il popolo sarebbero simultaneamente sopprimere e schiavizzare il suo corpo, la sua volontà e la sua ragione. »

sono completamente d'accordo. ed ecco perchè invece che scagliarci contro le sue emanazioni dovremmo puntare diritto contro il principio che sta alla base di questi tre, la proprietà (privata).
l'idea dell'accumulo (o anche semplicemente del possesso), l'idea del diritto privato e l'idea di una certa libertà individuale (a discapito di quella altrui) discendono dall'idea di proprietà. chi si professa di sinistra e non lotta contro questi concetti non è realmente di sinistra. chi si professa cristiano è non lotta contro questo non è davvero cristiano. io sono ebreo (come marx) e da ebreo sono un seguace della lotta di gesù contro l'ipocrisia del potere (economico, politico o religioso).
forse questi pensieri sono utopie, ma di questo momento storico preoccupa proprio la totale assenza di ideali.

sabato, 14 febbraio 2009 12:54 | link | commenti
politica, chiesa, stato, utopia, ideali, capitalismo, proudhon, soul85

calcio

Un giocatore della Lega Pro italiana durante la settimana si allena e fuori dal campo fa ilgigolò. Un professionista della Lega Pro, fidanzato e poi anche gigolò, che tra i suoi frequentatori ha anche giocatori di Serie A ha rivelato in un'intervista che andrà in onda suLa7: "Millecinquecento euro per qualche ora. I calciatori pagano senza fiatare. Molti sono bisex, anche sposati. Li incontro spesso in albergo la domenica sera dopo la partita. Alcuni giocano anche in Nazionale e sono terrorizzati dall'idea di essere scoperti. Ci vediamo dopo le partite. Chiedono di rilassarsi. Non hanno problemi a farsi baciare sulla bocca però sono terrorizzati dall'idea di essere scoperti. In tre occasioni mi hanno chiesto di fare l'amore in gruppo con più giocatori della stessa squadra ma anche con amici di formazioni diverse. E' solo una questione sessuale, niente parole. Tengono molto alla privacy e hanno una dannata paura di essere scoperti e di scoprirsi. Lo sanno che gioco anch'io, ma non vengo richiesto per questo. Molti di loro sono bisex. In Italia nessun calciatore ammetterà mai di essere gay, almeno per ora".

 


sabato, 06 dicembre 2008 06:00 | link | commenti
calcio, omosessualità

dialogo sul declino della nostra civiltà dello spettacolo

A: ciao
B: ciao. sai che sono diventato molto insofferente negli ultimi tempi?
A: insofferente e impaziente? come mai?
B: più insofferente che impaziente. non so perchè. forse tendo meno a giustificare me stesso e gli altri
A: beh giustificare sempre gli altri alla fine stanca. e poi non c'è motivo di farlo, ma a te stesso dovresti giustificare sempre. ecco. 
B: dici ognuno dovrebbe farlo con se stesso?
A: esatto
B: non saprei. l'indulgenza per se stessi non sempre è un bene
A: io penso sia indispensabile, invece
B: dipende da dove parti. forse per una persona come te, si
A: e per uno come te, no?
B: già no. perchè io ho un compiacimento che tu non hai. mi sembra
A: già, ti sembra
B: non lo so, ci penserò su. però quando sono indulgente con me stesso lo sono anche con gli altri
A: puoi tranquillamente esserlo con te stesso ed esserlo meno con gli altri
B: a me non riesce, ho una sorta di equiparatore di giudizio
A: ma se decidi di non esserlo con te stesso non è giusto che tu non lo sia anche con gli altri, allora. eh 
B: cioè? se non lo sono con me stesso devo comunque esserlo con gli altri?
A: Non devi esserlo comunque. Ma non sarebbe giusto non esserlo con gli altri solo perché non vuoi esserlo con te stesso
B: magari è l'opposto, non voglio esserlo con me stesso perchè non lo sono con gli altri
A: Infatti anche così non è giusto. Devi non esserlo solo con chi non vuoi esserlo. Non puoi non esserlo sia con gli altri che con te stesso solo perché  hai una sorta di "equiparatore"
B: l'equiparatore è un metro, un riferimento. ad esempio se mi stanno sulle palle quelli che per forza vogliono importi la loro arte come qualcosa di significativo perchè dovrei giustificarli quando non l'ho fatto con me stesso?
A: Non li devi Giustificare perché non puoi trovare una giustificazione su qualcosa che tu consideri sbagliato.  L'imposizione di qualcosa è sbagliata a prescindere. Ma non c'entra niente il fatto che tu dica: non l'ho fatto con me stesso. Tu hai provato ad imporre a qualcuno la tua arte? 
B: non è un imposizione manifesta ma il proporsi è già spesse volte una imposizione. a me pare
A: a me pare di no
B: guarda, con la scusa della democrazia e del tutti possono tentare il mondo sta crollando. questa è la filosofia del gratta e vinci
A: Non è sicuramente questo il motivo principale del crollo del mondo
B: certo invece che lo è, la società di mercato sta implodendo e il mercato voleva farci credere che ognuno poteva acquistare un valore potenzialmente infinito se aveva il consenso. mentre a un certo punto questa moltiplicazione dei valori è senza senso. questa è la ragione del crollo della borsa ma è anche la ragione dell'insensatezza di qualsiasi messaggio di questi tempi. ed ecco perchè parlo di imposizione anche se sono travestiti da proposte come le pubblicità, nessuno ti impone di comprare, sono solo consigli. eppure ti è imposto questo sistema
A: ma la pubblicità è ingannevole  
B: ma si. non parlo specificamente della pubblicità, parlo della società di mercato. parlo della borsa, del dare valore con il consenso, della nostra civiltà basata sull'economia ed anche l'arte è misurata dall'economia e soffre degli stessi meccanismi di proposta. ogni cosa è costretta a vivere in una sorta di mercato. reale o virtuale che sia
A: ma se parli di arte, l'arte va proposta e mostrata. ed è giusto che sia così. 
B: no, non è giusto. a mio parere non dovrebbe essere un prodotto
A: allora l'arte ognuno dovrebbe tenerserla in tasca? e la realizzazione? La soddisfazione? La condivisione? 
B: guarda, sono concetti che nella nostra realtà sono pure pulsioni - eros e tanatos. la nostra società spettacolare si regge sul fatto che le persone abbiano desideri, ecco il trucchetto. però è un'idea ingannevole alla pari di quello che tu ammetti della pubblicità
A: ma quelli che abbiamo li dobbiamo anche realizzare
B: non è detto. sono condizionamenti come il fumare. uno pensa che sia giusto fumare perchè ne ha desiderio. ma non capisce da dove viene questo desiderio
A: (hai smesso?)
B: si, ho smesso a giugno
A: e ripreso, quando?
B: no, non ho ripreso. se non fumi ti rendi conto di più delle cose e forse soffri un po' di più, nel mio caso ma non perchè mi vada di fumare
A: comunque il desiderio viene da dentro, dalle vene, dalla testa e non è paragonabile al desiderio del fumo
B: ti illudi. il desiderio è un condizionamento e comunque lo è quello di "esprimersi" dei nostri tempi. noi siamo stati condizionati. hai presente il lavaggio del cervello?
A: beh, allora immagina un mondo fatto di persone senza desideri, e tutte le persone di talento con la loro arte in tasca, che tristezza
B: ma no, non guardare l'opposto. non è che che l'alternativa di una cosa sia soltanto la sua negazione
A: ma se da una cosa con due cose ne togli una, ne rimane solo una 
B: ti dico che potrebbe essere diverso ma lo sarà soltanto dopo il crollo di questa civiltà. non ho capito cosa intendi. so che è difficile seguire il mio ragionamento ma è quasi banale ciò che dico. noi siamo condizionati dalla "pubblicità" che è stata fatta a certi moduli di comportamento nei film, in tv, nei libri. il mercato ha creato dei modelli da seguire perchè questi modelli erano virtuosi economicamente pur essendo viziosi
A: sì, ma siamo un po' costretti a seguirli, quei modelli, no?
B: sono tutti modelli che portano alla nullificazione del senso. siamo costretti perchè siamo condizionati. quasi tutti lo sono e se non lo sono lo fanno per non sentirsi emarginati
A: e tu lo sei, giusto?
B: io sono in bilico è come se mi fossi reso conto dell'inganno e ora soffro
A: è che questo discorso non sembra coerente con quello che fai
B: certo. in parte che non lo è. però è coerente con quello che sento e i miei dubbi. mi fa piacere che ne stiamo parlando perchè mi devo anche io chiarire le idee
A: Beh, ti siedi una sera e guardi il mondo in modo realistico e ti accorgi di ciò che è giusto e cosa è sbagliato, di cosa si dovrebbe e non dovrebbe fare, poi, il giorno dopo ti svegli e continui a fare ciò che hai sempre fatto, e continui a vivere in modo Condizionato. Non si può fare altrimenti.
B: certo, però una cosa è saperlo altra è far finta di niente. se lo sai ti prepari al mondo che cambia e forse sopravvivi. oppure riesci a lasciare una testimonianza che non verrà spazzata via. perchè non c'è dubbio che molto di tutto quello che noi riteniamo importante verrà letteralmente spazzato via e dimenticato
A: certo che sì
B: ed è anche un bene che lo sia. per lasciare il posto a qualcosa di nuovo. è banalmente un ricorso della storia però qui parliamo di masse che forse prima non ci sono mai state, quindi di desideri convogliati e condizionati
A: non solo condizionati. ecco.
B: certo non solo. però molto spesso si
A: però, condizionati o meno, alla fine diventano nostri e tali li sentiamo
B: io credo che per una creatura più evoluta di noi le nostre espressioni artistiche equivalgono a cacca di mosca. perchè ad esempio per fare un alveare ci vuole comunque un lavoro di insieme pur se istintivo che è una sovrapposizione di migliaia di anni di tentativi. e non una finta e retorica esortazione alla libertà dell'individuo
A: mh..
B: ovviamente lo dico a te perchè lo dico a me stesso. ed ecco perchè parlavo di equiparazione. qui - purtroppo - i belli cadono con i brutti visto che si è tolto il senso al mezzo stesso. pensa se il telefono si usasse solo per dire cose sensate e ci fosse un richiamo a farne esclusivamente quell' uso specifico. a parte la difficoltà nel definire la sensatezza di una comunicazione
A: infatti
B: cambierebbe molto l'uso che ne facciamo però se ci pensi sarebbe economicamente non conveniente
A: quando senti una cavolata, magari per chi la dice è una cosa sensata.
B: certo, però puoi trovare dei parametri che ognuno può riconoscere. questo è un sofisma
A: eheheh ma dai. il mondo come lo vorresti tu, non può più esistere
B: ma no, io non voglio proprio niente. ti dico solo che per me questo mondo qui non funziona più.
A: che non funziona più è evidente, ma è quello in cui viviamo
B: io cercavo di darti delle ragioni per le quali non funziona. e per tornare al discorso iniziale in parte le ragioni stanno nell'idea del libero mercato
A: sì
B: ovvio è naturale che si sia arrivati qui però crediamo che questa sia l'unica possibilità. ma io sono certo che non è così anche se non saprei darti un'alternativa, perchè significa ricostruire una civiltà.A: appunto, ecco perché resta tutto così, perché non si può dare un'alternativa
B: no, è solo una questione di tempo. non è che rimane tutto così e pace. c'è proprio una vertiginosa degenerazione ed il segno è il crollo delle borse che ha un significato diverso da quello del 1929 perchè allora era condizionato ad una economia chiamiamola reale e poi per ragioni che non so bene neanche spiegare e che ignoro, ma andrebbero approfondite. staremo a vedere
A: il crollo?
B: no, in generale. staremo a vedere cosa accadrà
A: sei ottimista?
B: essere pessimisti o ottimisti è solo concentrarsi su due istanti diversi. sono pessimista per questo momento storico ma ottimista per il prossimo

domenica, 30 novembre 2008 18:23 | link | commenti (2)
arte, dialogo, civiltà

La star islandese del rock si occupa di politica

bjork

DI BJORK
TimesOnline

Dopo un tour di 18 mesi ero ansiosa di ritornare per qualche settimana nella buona e solida Islanda per godere di un po' di stabilità. All'inizio di quest'anno avevo tenuto un concerto che nelle intenzioni avrebbe dovuto accrescere la consapevolezza popolare riguardo all'ambiente locale e un 10% della popolazione vi ha preso parte, ma non mi è sembrato sufficiente.

Per questo, quando sono ritornata ho deciso di contattare tutti gli isolani che avevano cercato senza successo di creare nuove imprese e mettere in pratica nuovi metodi di lavoro ecologici. Nel corso di tanti anni, la principale fonte di entrata dell'Islanda è stata la pesca, ma quando questa ha cessato di essere redditizia la gente ha cominciato a cercare altri modi per guadagnarsi da vivere.

I conservatori che governano il paese pensarono che se avessero messo le mani sull'energia naturale dell'Islanda per venderla alle grandi imprese come Alcoa e Rio Tinto, avrebbero risolto il problema.



Adesso abbiamo tre fonderie di alluminio, le maggiori d'Europa; e nei prossimi tre anni ne vogliono costruire altre due. Queste fonderie avranno bisogno di energia da un pugno di nuove centrali geotermiche, così come la costruzione di argini che danneggerebbero lo spazio naturale incontaminato, sorgenti e campi di lava. L'ottenimento di così tanta energia da questi campi geotermici non è sostenibile.

Molti islandesi si oppongono alla costruzione di queste fonderie. Anzi, preferirebbero continuare a sviluppare piccole imprese di loro proprietà e non dover sostenere questo costo. In Islanda vi sono state molte lotte per difendere questa causa. Una di queste ebbe come risultato che il ministro dell'ambiente ha insistito affinché venisse compiuto uno studio sull'impatto ambientale prima di costruire qualsiasi fonderia o argine.

E, poi, è scoppiata la crisi economica. Giovani famiglie si vedono minacciate di perdere le proprie abitazioni e gli anziani di perdere le proprie pensioni. E' qualcosa di catastrofico. Si palpa la rabbia. La gente contesta per strada i sei maggiori capitalisti d'Islanda e li critica alla radio e alla televisione; voci furiose insistono affinché vendano le loro proprietà e consegnino i benefici allo Stato. Si è venuto a sapere che alcuni individui hanno ottenuto all'estero prestiti giganteschi senza che il popolo islandese ne avesse conoscenza. Adesso, a quanto pare, è la nazione che deve rimborsarli.

Ciò che esaspera la gente è che i responsabili di aver messo gli islandesi in questa situazione sono gli stessi che ora cercano di toglierli da essa. Molti esigono che si dimettano e permettano che altri rimettano ordine. Il più criticato è Davíð Oddsson, che nomino se stesso direttore della banca Centrale dopo 19 anni come sindaco di Reykjavik e 13 anni come primo ministro. Una volta alla settimana, gli abitanti della capitale si riuniscono nel centro della città per chiedere le sue dimissioni.

E poi, di sorpresa, siamo stati vittime della spettacolare mazzata che ci ha assestato il primo ministro del Regno Unito. Cito testualmente una petizione firmata dalla decima parte del popolo islandese: "Gordon Brown ha utilizzato in forma ingiustificata la legge antiterrorismo contro il popolo dell'Islanda per ottenere benefici politici a breve termine. Ciò ha trasformato la grave situazione in un disastro nazionale… ora dopo ora, giorno dopo giorno, le azioni del governo britannico stanno annientando indiscriminatamente gli interessi islandesi." [1]

In generale sono estranea alla politica. Vivo felice nella terra della musica. Però sono stata coinvolta perché i politici sembrano impegnati a rovinare l'ambiente naturale dell'Islanda. E la settimana scorsa ho letto che a causa della crisi alcuni parlamentari islandesi stanno premendo affinché si eviti la valutazione ambientale e gli argini possano costruirsi il più rapidamente possibile in modo che Alcoa e Rio Tinto ottengano l'energia di cui hanno bisogno per far funzionare le due nuove fonderie.

L'Islanda è un paese piccolo. Qui non c'è stata la rivoluzione industriale e io nutrivo la speranza che avremmo potuto evitarla del tutto e passare direttamente ad opzioni sostenibili di alta tecnologia. Se qualcuno era capace di farlo, quelli eravamo noi. La mentalità islandese ha qualcosa di meraviglioso, siamo audaci e inclini al rischio sino all'estremo dell'imprudenza. Nel fare musica, raccontare storie e pensiero creativo, questa assunzione di rischio è una grande cosa. E dopo essermi introdotta in molte piccole imprese islandesi in fase di crescita, mi sono resa conto che molte di esse hanno dato prova di audacia, tanto nel campo della biotecnologia che dell'alta tecnologia.

Gli islandesi sono gente dalla solida formazione in scienze avanzate. Abbiamo ORF, che è una delle migliori imprese di biogenetica del mondo; Össur, un produttore di arti artificiali; CCP, un produttore di giochi informatici, e moti altri. Inoltre abbiamo molti medici e professionisti sanitari. Grazie ai centinaia di geiger naturali che zampillano in tutta l'isola e alla nostra (sinora) quasi incontaminata natura, l'Islanda potrebbe diventare facilmente un enorme e sontuoso stabilimento balneario dove la gente si reca per curare i propri dolori e riposare. Sarebbe meglio che il governo utilizzasse i soldi per appoggiare queste imprese invece di metterlo al servizio di Alcoa e Rio Tinto.

La flessibilità è importante: dovremmo vivere con le tre fonderie di alluminio che già sono in funzione e cercare di trovare la maniera di renderle più ecologiche. Ma abbiamo forse bisogno di averne cinque? Nel passato, abbiamo messo tutte le uova nello stesso cesto e questo ha dimostrato di essere pericoloso, come già ci siamo resi conto quando il 70% delle nostre entrate provenivano dalla pesca. Adesso siamo sull'orlo dell'abisso per aver scommesso tutto sulla finanza. Se costruiamo altre due fonderie di alluminio, l'Islanda si convertirà nella maggior fonderia di alluminio del mondo e saremo conosciuti nel mondo solo per questo. Rimarrebbe poco spazio per qualsiasi altra cosa. E se il prezzo dell'alluminio crollasse – come sta accadendo – sarebbe catastrofico.

L'Islanda può essere più autosufficiente e più creativa e, allo stesso tempo, fare le cose in una maniera più in linea col secolo XXI che con il XIX. Si possono costruire meno argini, più piccoli ed ecologici. Utilizziamo questa crisi economica per essere totalmente sostenibili. Insegniamo al mondo tutto ciò che sappiamo sulle centrali di energia geotermica. Appoggiamo le imprese verdi. Cominciamo dal basso. Può essere che ritardino a crescere e a dare benefici, ma si basano su qualcosa di solido, stabile e indipendente ai terremoti di Wall Street e al volatile prezzo dell'alluminio.

E ciò aiuterà l'Islanda a continuare ad essere ciò che meglio sa essere: una incontaminata e meravigliosa forza della natura.

Bjork

sabato, 29 novembre 2008 14:56 | link | commenti
politica, islanda, bjork

 apologia del nazismo?

 provocavo ma la cosa mi fa davvero riflettere. qui trovi la versione del video in inglese  è un hitler convinto ancora di poter vincere la guerra e le ochette lo prendono in giro. per la stessa ragione ho trovato disturbante un gruppo creato da amici su facebook che inneggiava ironicamente la figura di pol pot.
dicevo apologia del nazismo perchè se da una parte magari è vero che non se ne può più della seriosità dei film sull'olocausto, dall'altra ti dà da pensare che un tedesco nato nel 1957 arrivi a prendere in giro hitler in questo modo così leggero e delicato alla lupo alberto, quando per anni il tema non veniva toccato dai tedeschi per l'immenso senso di colpa che li pervadeva. un cartoon del genere funziona per l'avversario politico che ha perso la guerra, come per il politico che ha perso la battaglia elettorale (sarebbe perfetto per helmut kohl, o schneider). su hitler secondo me può risultare tuttora un po' stonato, del resto non mi risulta che si faccia satira di questo tipo ad esempio sui pedofili o sui serial killer, ma potrei sbagliarmi.
se spendiamo parole per le barzellette e per fare ironia su cose tragiche perchè non dire che sono delle forme apologetiche del lato oscuro del mondo?
e magari è anche un processo della mente che io riconosco come valido, in fondo anche io penso che i nazisti erano uomini e avessero dei lati umani per i quali possano essere non dico giustificati ma compresi. il confine è molto labile. tutte le operazioni di questo tipo funzionano per chi ha bene in mente cosa significhi nazismo o pedofilia, per fare due esempi. tu o io abbiamo chiaro in mente chi fosse hitler, e proprio perchè sappiamo che la nostra moralità a riguardo non può vacillare ci possiamo fare sopra pure due risate senza scrupoli.
e fin qui ci sta. ma ci sono persone che non sanno, perchè più passa il tempo più la percezione delle cose cambia. ad esempio non tutti ricordano che la campagna bellica in gallia di giulio cesare ha fatto almeno un milione di morti. ora per tornare al nostro video su adolf, se lo vede un bambino che non conosce la storia del novecento sicuramente si farà un'idea tenera di questo hitler che si illude nella vasca da bagno. poi magari lo informeranno su chi fosse in realtà hitler, ma non è detto

se voglio farmi due risate su berlusconi me la rido per le sue battute (ormai tutti usano abbronzato come sinonimo di nero), lui è più divertente di chi lo prende in giro. la satira sul cavaliere ha finito per essere un punto a suo favore perchè sposta l'attenzione rispetto alla grande mancanza di identità morale e coscienza civica che abbiamo in italia. se consideri che ha stravolto il nostro paese io non mi divertirei a fare una parodia della sconfitta della nostra cultura e la fine delle speranze che abbiamo avuto nel dopoguerra. certe (e sottolineo certe) vignette satiriche non incitano all'odio ma sono apologetiche nella  misura in cui ti fanno abbassare la guardia. e poi che satira è vedere nella vasca da bagno con le paperelle un personaggio che ha quasi distrutto l'europa?

venerdì, 28 novembre 2008 03:50 | link | commenti
satira, adolf


Ich Hock in meinem Bonker è un video di Walter Moers.


qui trovi la versione del video in inglese www.youtube.com/watch. ritratto caricaturale di un hitler convinto ancora di poter vincere la guerra e le ochette lo prendono in giro. non mi convince. per la stessa ragione ho trovato disturbante un gruppo creato da amici su facebook che inneggiava ironicamente la figura di pol pot.
dicevo apologia del nazismo perchè se da una parte magari è vero che sia stucchevole una certa seriosità dei film sull'olocausto, dall'altra ti dà da pensare che un tedesco nato nel 1957 arrivi a prendere in giro hitler in questo modo così leggero e delicato alla lupo alberto, quando per anni il tema non veniva toccato dai tedeschi per l'immenso senso di colpa che li pervadeva. un cartoon del genere funziona per il politico che ha perso la battaglia elettorale (sarebbe perfetto per helmut kohl, o schneider). su hitler secondo me può risultare tuttora un po' stonato, del resto non mi risulta che si faccia satira di questo tipo ad esempio sui pedofili o sui serial killer, ma potrei sbagliarmi, comunque non la riterrei meravigliosa.

venerdì, 14 novembre 2008 03:03 | link | commenti
hitler, walter moers

Spiacenti, non vi sono voli di ritorno disponibili il giorno 25 Dic
Il motivo puo’ essere il seguente:

Il volo che hai scelto è al completo
La destinazione selezionata non è ancora operativa
Le date di viaggio richieste sono per un periodo successivo e le tariffe/voli disponibili non sono ancora stati messi a disposizione per quelle date
È possibile che il volo non sia previsto per questo giorno della settimana
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lunedì, 10 novembre 2008 03:38 | link | commenti
natal

loro

in principio erano due

martedì, 09 settembre 2008 04:25 | link | commenti (2)
crazydiamond84

operazione con cui si dà la forma voluta a una gemma

riconoscere come divinità chi ci mette forza. un corpo che esercita su ciò che lo sostiene per effetto della penzolante gravità terrestre. riconoscere il dedalo dall'alto. e dalle ali sciogliere quella sostanza zuccherina, quasi sciropposa, di color biondo.

vivo la notte come una sospensione nell'aria di minutissime gocce formatesi per condensazione del vapore acqueo intorno alle particelle del pulviscolo atmosferico

non in comunicazione con un oceano

perlustrato il cuor, tra vicoli e ventricoli
trovammo angeli addormentati
lasciati tali tra ali e petali

l'articolazione  di un sorriso, definito dal grado di apertura è inferiore se la felicità che in altri è considerata bassa in noi genera la beatitudine del paradiso 
 

sabato, 06 settembre 2008 00:05 | link | commenti
cut-up

commento sul blog di unastranastrega

ho letto in ritardo l'interessante dibattito. mi capita spesso di sentir dire "gli israeliani si comportano oggi come i nazisti cinquant'anni fa". allora mi chiedo: ammesso che sia vero (e io non sarei così incline a fare tali pericolosi parallelismi a cuor leggero), perchè lo sento dire quasi e solo sempre degli israeliani? perchè qualche anno fa israele fu l'unico paese (o uno dei pochi paesi) accusato di razzismo da una risoluzione onu quando viviamo in un mondo popolato di ogni tipo di razzismo? perchè si sa tutto della condizione dei palestinesi mentre ignoriamo del tutto la condizione di centinaia di altri popoli forse ancor più vessati da militari di paesi occupanti? senza addentrarsi in lunghe risposte sono le stesse domande che dovrebbero farci riflettere. viviamo in un mondo dove in una cinquantina di stati c'è ancora la pena di morte. in africa negli ultimi 10 anni ci sono stati stermini di massa che giocano allegramente con cifre di milioni di morti. il mondo è pieno di ghetti abitati da esseri umani che vivono in condizioni subumane. questo è doloroso da accettare e non bisogna rassegnarsi.
che i palestinesi vivano male non ci sono dubbi. ed anche che le forze armate di israele abbiano "la mano" pesante e si siano rese responsabili di molte inutili crudeltà.
ma non dimentichiamoci che israele è l'unico stato democratico del medioriente e come tale fa paura a quei paesi limitrofi (spesso nostri alleati commerciali ed alleati degli stati uniti) dove vige un potere religioso e oltranzista che ha potere di vita e di morte sui suoi "cittadini", che nega diritti alle donne sulla base del diritto coranico. che se ci sono palestinesi istruiti è grazie alle università israeliane, che in tv e in tutti i cartelli c'è la doppia lingua, che ci sono più di un milione di israeliani arabi e che negli anni di pace almeno altrettanti palestinesi lavoravano tranquillamente in israele. israele è una democrazia come lo era la gran bretagna che ha messo a ferro e fuoco l'ulster.
tu butti il sasso e nascondi la mano se in occasione della giornata della memoria fai questo accostamento e poi dici "ho fatto solo un accostamento tra gaza e il ghetto di varsavia". in questi giorni è stata pubblicata una lista di professori che apparterrebbero a una fantomatica lobby giudaica. questo è si qualcosa che mi ricorda il fascismo e il nazismo. perchè si mette all'indice un gruppo di persone solo in base all'appartenenza religiosa o anche solo alle loro idee. ciò che rende il nazismo qualcosa di atrocemente originale è la deliberata e sistematica politica di sterminio nei confronti di persone che avevano l'unica colpa di far parte di un'etnia, di un credo o di una parte politica.

se ti interessa, riguardo la giornata della memoria ho scritto qualcosa qui.

scusa per la prolissità. g.

martedì, 12 febbraio 2008 00:56 | link | commenti
razzismo, israeliani, palestinesi, antisemitismo, stranastrega

in risposta al post di lunaticaparanoica

 

una rivoluzione dall'ottica di noi pseudo-intellettuali relativamente benestanti non ha molto senso. non abbiamo abbastanza forza e fame. non abbiamo uno status da conquistare. il tuo amico si definisce un anarchico. ma aldilà delle definizioni molti di noi anche non anarchici in senso stretto non hanno nessuna sete di potere ne desiderio di conquistare una posizione di privilegio economico. di solito sono queste le molle. anche la rivoluzione francese pur se auspicata dagli illuministi è stata poi resa possibile dal popolo affamato che poi ha avuto tutte le più retrive tentazioni restaurazioniste.
allora torniamo all'italia. il paese è quello che è. fatta di gente che non ha omogeneità (se non l'omologazione data purtroppo dalla televisione e qui si spiega il fenomeno berlusconi), scarso senso civico e nessun ideale condiviso in larga scala. non abbiamo mai avuto uno spirito di nazione, non a caso l'unità di italia si è svolta a quasi a tavolino e in tempi relativamente recenti. siamo una società spaccata dall'ideologia, dai guelfi e ghibellini, bonapartisti o papalini, fascisti o comunisti, berlusconiani o non berlusconiani, romanisti o laziali. c'è da aggiungere che qui in italia ci sono poteri non per forza economici che influenzano le linee politiche (vedi il principato di mastella che pure è di entità provinciale ): non abbiamo solo la mafia e gli industriali (confindustria), abbiamo i massoni, il vaticano e ora il berlusconismo. se quei poteri si coalizzano per la sinistra non c'è niente da fare. ecco perchè malgrado tutto non è stupido (e parlo del partito democratico) che la sinistra cerchi di mettersi d'accordo con una parte dei cattolici. la destra è più unita perchè cavalca luoghi comuni e non-valori che per la massa sono più facili da condividere. d'altro canto i nostri rappresentanti di sinistra ci deluderanno sempre perchè chi coltiva gli ideali non riesce mai ad identificarsi del tutto con le persone che seguono pur sempre interessi reali. l'idea di non lasciarsi affascinare troppo dal politico che rimane un politico non sarebbe male se non fosse che poi nol momento del voto non solo è importante esercitare quel diritto ma anche tentare di convogliare i voti in una forza che sia in grado di governare.quella forza non potrà mai rispecchiare tutti i nostri valori. l'idea del voto al meno peggio è il succo della democrazia. la maggioranza non sarà mai illuminata. altrimenti dovremmo auspicare la repubblica di platone che è tutt'altra cosa dalla democrazia.
inoltre proprio ad andare a riprendere la struttura delle grandi democrazie (toqueville) qui in italia è atipico il fatto che potere esecutivo e  legislativo quasi si sovrappongono. il potere legislativo poi è troppo influenzato dagli altri due.
se avessi voce in capitolo nelle riforme istituzionali farei l'opposto di quel che auspichi tu. darei il governo al partito di maggioranza relativa. pericoloso? forse. ma se deve esserci un leader è meglio che abbia una linea precisa. e il parlamento senza coalizioni preordinate avrebbe più coraggio legislativo che rimane pur sempre un potere da contrapporre ai muscoli di un governo forte.

lunedì, 28 gennaio 2008 10:04 | link | commenti
politica, lunaticaparanoica